Di ogni tonno pescato sulla tavola ne arriva una minima parte. Il resto - viscere, pelle, lische - prende altre strade: farine generiche per mangimi, oli grezzi venduti a pochi centesimi al chilo. Secondo il rapporto FAO 2024, nel processo di sfilettatura si può perdere fino al 60% del pesce fresco. Il State of World Fisheries and Aquaculture stima che circa il 35% della produzione globale di pesca e acquacoltura venga perso o sprecato.
Su questo fronte si muove anche il Bolton Food Research & Innovation Center, inaugurato a Singapore il 14 gennaio. “Oggi gran parte del settore gestisce gli scarti destinandoli a prodotti a basso valore e di tipo commodity, come farine di pesce o oli grezzi, che non ne sfruttano appieno il potenziale. Superare questo approccio è fondamentale”, spiega Alberto Dolci, Global Health & Science Programs Manager di Bolton Food. L'idea è estrarre da quei sottoprodotti ingredienti ad alto valore: collagene per la cosmetica, omega-3 purificati per il settore farmaceutico, bioadesivi per l'industria, componenti proteici per l'acquacoltura. “È importante guardare oltre le sole applicazioni alimentari: mentre alcuni ingredienti attivi sono adatti all'impiego nel food, altri mostrano un forte potenziale in ambiti come la cosmetica o il settore farmaceutico”, aggiunge Dolci.
Bolton Food lavora circa 660.000 tonnellate di tonno all'anno, pari al 12% del pescato globale di questa specie. L'azienda controlla l'intera filiera, dalla pesca al prodotto finito, e può quindi intervenire in ogni passaggio dove oggi si disperde valore. Il centro singaporiano si affianca a progetti già attivi: ONFOODS, la fondazione creata con il PNRR che riunisce 26 realtà del settore alimentare, e ONE EARTH, sempre finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per convertire la biomassa residua del pesce in prodotti bio-based. “Una delle maggiori opportunità ancora poco esplorate riguarda l'individuazione di soluzioni di valorizzazione della risorsa in grado di consentire l'estrazione di ingredienti attivi ad alto valore aggiunto dai sottoprodotti della lavorazione ittica, sostenendo al contempo una crescita profittevole e sostenibile”, spiega Dolci.
Accanto alla valorizzazione degli scarti, il centro lavorerà su altri due fronti: la relazione tra consumo di pesce e salute, con attenzione alle popolazioni più vulnerabili, e la riduzione della plastica lungo la filiera. Tre direzioni che rispondono a una stessa logica: ottimizzare l'uso delle risorse marine già prelevate.
“Per noi sostenibilità significa integrare la responsabilità ambientale e sociale nel modo in cui facciamo business, non trattarla come un'agenda separata. È un approccio di lungo periodo, olistico e trasformativo, che mira a generare impatto non solo sulle nostre operazioni dirette, ma lungo l'intera filiera”, dichiara Luciano Pirovano, Chief Sustainable Development Officer di Bolton Food. L'azienda collabora con WWF per portare al 95% la quota di tonno proveniente da stock in salute entro il 2028, e con Oxfam per sviluppare standard sui diritti umani nella catena di approvvigionamento.
Singapore è stata scelta per le infrastrutture di ricerca avanzate, l'accesso a talenti qualificati e il supporto di Enterprise Singapore. Il centro è costituito come ente non profit permanente, con l'obiettivo dichiarato di sviluppare soluzioni replicabili dall'intera industria del seafood. L'obiettivo è generare soluzioni replicabili dall'intera industria del seafood. Perché il pesce che sparisce tra la rete e il piatto è una risorsa collettiva che il mare non può più permettersi di perdere.
2026-02-07T14:45:34Z